Stefano Antonietti


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La Leggenda

Santiago

Leggenda del cammino


Mi hanno raccontato una storia, anzi due. la prima la conoscono tutti ed è vecchia più di duemila anni, quando, dopo la morte e resurrezione di Gesù Cristo, i suoi apostoli si perdono per il mondo. Uno di essi, Giacomo, suo fratello, parte per convertire le popolazioni iberiche. Tornato a Gerusalemme anni dopo diventa Vescovo e, poco dopo, viene condannato e fatto decapitare da Erode Agrippa. Riavuto il corpo, i suoi discepoli intraprendono un'altra volta il viaggio via mare, sbarcano forse sulle francesi, attraversano Francia, Pirenei e tutta la penisola iberica per seppellire il suo corpo nella Galizia, presso quelle comunità che lo avevano accolto. Per secoli nessuno sa più niente della tomba di Giacomo (o Santiago, come lo chiamano qui) finchè una notte, un eremita di nome Pelagio vede una pioggia di fuoco su un campo sul monte Libradon. Avvisa il vescovo del luogo che ordina di scavare e sotto le pale compare la dimenticata tomba. Immediatamente la notizia di diffonde nel mondo, e migliaia di pellegrini, dalla Navarra, dalla Rioja, dalla Bretagna, dalla Provenza e finanche dalla Sicilia o da Israele si mettono in marcia, lasciando tutto quello che hanno per rendere omaggio a San Giacomo, apostolo del Signore, il cui miracoloso intervento aveva cambiato le sorti della guerra contro i mori.

Ma c'è un'altra storia, appena accennata nel cammino, di cui si parla sottovoce, c'era un sacerdote, forse un vescovo di una piccola comunità della Galizia, in pieno medioevo. Il suo nome era Prisciliano ed era un uomo buono che, vedendo la corruzione che c'era fi da allora nella Chiesa decide di fare qualcosa per riportarla alle sue origini, di povertà e servizio. Era guardato male dagli altri vescovi e dai regnanti, come fosse un elemento pericoloso e allora si mette in movimento, attraversa Galizia, Navarra e tutto il territorio iberico, varca i Pirenei e le Alpi, arriva in una città della pianura padana. Qui c'è un vescovo importante, si chiama Ambrogio ma non lo ascolta, o non lo capisce o comunque lo ritiene poco importante. Allora il sacerdote si rimette in cammino, verso sud, per fare riconoscere il suo ordine dal Papa, ma anche questo non lo ascolta, forse addirittura ne ha paura. Bollato come eretico finisce nelle mani dell'inquisizione; torturato, non resiste e confessa qualsiasi colpa. Viene messo a morte per decapitazione.
I suoi discepoli ne trafugano il corpo e iniziano il penoso viaggio del ritorno, prima verso nord, ripassano le Alpi, i Pirenei fino a casa, in Galizia, dove seppelliscono i poveri resti nella nuda terra che lo aveva cresciuto. Ma i suoi adepti hanno parlato, e insegnato alla gente che c'era un altra maniera di amare il Signore e allora, a poco a poco alcune persone si mettono in viaggio verso ovest, oltrepassando il duro paramo e le alte montagne, per rendere omaggio ad un uomo buono, che aveva dato la vita per la sua Chiesa. E questi pochi pellegrini prima diventano molti e poi diventano un fiume.

Ecco, le due storie non si escludono a vicenda o magari si completano. Io non so dove sia la verità e neppure se ci sia una verità. Non so se sto andando a rendere omaggio a Giacomo, primo Vescovo di Gerusalemme, fratello e apostolo di Gesù Cristo o solo alla tomba di un piccolo uomo buono, questo non lo sa nessuno da molti secoli.
Per adesso so solo che devo andare avanti perchè non e' importante la destinazione ma il cammino.

E, qui lo sanno tutti, è proprio quando il cammino finisce che il cammino inizia


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