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Parte 1: La fertile Navarra: da Saint Jean a Najera
16 Giugno 2008: Saint Jacques Pied du Port - Roncisvalle
Non ci posso credere, sono le tre del pomeriggio e sono a Roncisvalle... si, proprio quella Roncisvalle nelle cui valli Rolando, ferito e sconfitto, suonò il suo Olifante durante la disfatta della sua retroguardia, proprio quella Roncisvalle dove passò Carlo Magno con le sue truppe per contrastare i mori, proprio quella Roncisvalle dove comincia il cammino di Santiago.
Sono arrivato in camper a Nizza, ho preso un po' di treni con le ottime ferrovie francesi e ieri sera ero a Saint Jaques Pied du Port. Ho dormito in un albergue assieme a tre ragazzi di Almeria, Daniel, Juan e Juan, "tres tios duros" come si sono definiti. Loro, a piedi, stamattina hanno intrapreso la via alta che segue l’antico tracciato romano attraverso i Pirenei, impraticabile per me in bicicletta sotto il diluvio che sta facendo. Li saluto fuori dal paese, giro a destra e, con calma prendo la via bassa, che passa per Valcarlos, dove Carlo Magno accampò al rientro della campagna di Spagna, mentre la sua retroguardia veniva massacrata dai Saraceni. Un migliaio di metri di dislivello, con una pioggia sottile che ti avvolge. A Valcarlos il cielo si fa nero, nerissimo, mi riparo sotto un enorme albero che mi ripara finché non smette. In qualche ora, superando l’Alto de Ibaneta dove Rolando fu accerchiato, si vedono le pietre della Collegiata di Roncisvalle... uno chissà che si aspetta, almeno un paesino medioevale... invece no, un enorme complesso monastico con alcune costruzioni sacre e solo due laiche, ora adibite a rifugi. Non so ancora dove dormirò, se fermarmi qua o proseguire... prima dovrei asciugare le ossa! Ho pranzato con due fratelli inglesi (Julie e qualcosa tipo Ashley) che sono appena ripartiti, più bagnati di me. Stasera ci sarebbe anche la messa del pellegrino, che dicono essere molto bella... non mi prefisso mente, sono libero di seguire il vento!
Chilometri percorsi: 32
17 giugno: Roncisvalle - Pamplona
Ieri sera ho passato il tempo con Fatima, una ragazza di Prato, con cui il pomeriggio e' volato, poi la messa solenne con la benedizione del pellegrino... lo giuro, non sono un topo di messe, ma un'emozione del genere e' proprio difficile da provare. Tutti i pellegrini raccolti ai piedi della Virgen del Camino a ricevere la benedizione. Ben più di una persona e' uscita con le lacrime. L’atmosfera di raccoglimento l’abbiamo portata fuori, la sera non diventa mai scura e alle nove eravamo ancora fuori, nella piazzetta di Roncisvalle a parlare di noi, di quelli che siamo, di cosa vogliamo essere. Non capita spesso nella vita normale, fuori dal cammino, di aprirti, neppure con i tuoi amici, ma si può, davvero, si può fare. La sera Fatima si e' ritirata nel suo rifugio dove io non potevo andare perchè sono un paria con la bici e allora sono andato nell'albergue dove ho diviso la serata con due nord americani e due signori spagnoli. che cominciavano da lì il loro viaggio. Questa mattina avevo perso tutti, ma nessun problema, e' il cammino delle persone comuni, quello delle vite che girano in tondo e prima o poi si incontrano. Nel bosco, sotto l'eterno diluvio ho incontrato tutti: i tre spagnoli che si erano persi nelle montagne ieri, poi gli americani, poi due inglesi, poi altri italiani e Fatima che divideva le fatiche con una compagnia francese. Pedalo in discesa, in mezzo alla pioggia e al fango degli scoscesi sentieri di terra e pietra, mi perdo e danneggio la bicicletta passando per uno strato di asfalto recente. Supero il Puente de la Rabia e mi voglio fermare a Larrasoana per aspettare Fatima ma, ironia della sorte, ci sono lavori in corso nell’unica via del paese che per l’occasione è trasformata in un fiume di fango, come quello dei sentieri, delle strade, come quello sulla mia faccia e sui miei vestiti. Si impara a convivere con gli elementi: terra e acqua. Dall’alto si vede, là in fondo, Pamplona, illuminata da un sole irreale, sembra che brilli d’oro. Quando entro in città il cielo è di un azzurro intenso, al mio fianco, seguendo le frecce gialle che indicano la strada, c’è l'olandese Martino, che ha fatto la stessa strada mia, nello stesso tempo, ma a piedi, dormiamo in una chiesa sconsacrata in mezzo a altre cento persone. Stasera andremo a vedere la partita... e domani ancora in sella: SI PUO' FARE!
Chilometri percorsi: 55
18 Giugno: Pamplona - Lorca
Ieri sera grande serata: sono andato con Martino a vedere le partite e magicamente sia Italia che Olanda hanno vinto...cosi abbiamo festeggiato e la signora dell'hostal ci ha concesso mezz'ora di libera uscita. Gli orari dei rifugi dei pellegrini sono severi, ci sono delle regole e bisogna imparare a rispettarle. La mattina parto tardi: la bici ha bisogno di freni nuovi e esco da Pamplona dopo le 10. passo decine di paesi medioevali, bloccati nel tempo e nello spazio, con gente gentile e pellegrini affaticati. Il cammino mescola le facce, sogni e intenzioni: non è più importante chi sei o la tua nazionalità: l’unica cosa importante è la strada, il tempo che passa, i sassi che scorrono, le frecce gialle che guidano.
Dopo acqua e terra oggi e' la giornata del vento: salgo l’Alto del Perdono circondato dai mulini a vento, e il vento spazza via le nuvole e viene fuori il sole: quello vero, che asciuga le ossa e scalda il cuore... Pamplona è sempre alle spalle con queste verdi pianure a riempire gli occhi e i suoi campi profumati. Proseguo solo o con compagni di viaggio occasionali verso la misteriosa e bellissima Eunate, una chiesa persa in mezzo al nulla, fuori dal tracciato, ottagonale, con un chiostro esterno, piena di segni che ricordano i cavalieri e l'antica presenza del Sacro Graal. Passo l’antico ponte di Puente la Reina, ma saltano i freni dietro, per fortuna c'è un negozietto di biciclette, il tipo gentilmente mi dice che ha da fare, che e' occupato e che non gli rompa le scatole. Allora avanti, praticamente senza freni: la stanchezza affiora quando la mente lo permette e adesso c’è una fessura, una falla e la fatica si sente tutta. Arrivo a Lorca e non a Estrella perchè le gambe sono a pezzi e la bicicletta dura da tenere, non c'è nessuno per strada, scelgo a caso uno dei tre hostales ed entro. Di fronte a me Martino, l'olandese che senza uno straccio di appuntamento e' arrivato nello stesso posto tra cento ostelli che ho visto lungo la strada. Il tempo gira in torno, c’è una nuova partita da vedere e come sempre si condivide il cibo, il tempo e la fatica. Solo nel cammino.
Chilometri percorsi: 50
19 Giugno Lorca - Viana
Fare il cammino di Santiago, farlo in bicicletta, non e' proprio quello che la gente si aspetta di fare, ma un giorno nella vita arriva il momento e si va, un po' di incoscienza, un po' di curiosità e magari un po' di fede, dai. Dopo la bellissima serata di ieri è stato tempo di rimettersi in cammino, devo raggiungere al più presto Estella perchè mi cambino il freno, comincio su asfalto, le gambe sono pesanti e quando comincio lo sterrato e' anche peggio: e' il quarto giorno, dopo l'acqua, la terra, il vento e' tempo del fuoco: in alto c'e' una palla infuocata che pervade tutto, un cielo di un vero blu profondo fino all’orizzonte, ma il sole e' forte e rende dure anche le salite più leggere. Dopo avere passato i 4 elementi mi sento un po' più completo, un po' più pronto. Arrivo a Estella e, appena sotto la porta appare l'immancabile Martino, allora andiamo a riparare la bici da un tipo gentilissimo che mi regala pure l'olio, e poi a festeggiare il trentunesimo compleanno di Martino con succo d'arancia e pasticcini. Ci salutiamo all'uscita del paese, per l’ultima volta e io i inerpico tra mille paesini della Navarra, tutti uguali e tutti diversi, incontrando gente, scambiando parole o racconti, visitando piazze e chiese. Arrivato a Villamayor mi sembra di essere in sella da ora, ma il contachilometri non ne segna neppure venti. Torres, Sansol, Arcos passano tra campi coltivati, frumento e viti, sempre sotto un sole totale. E avanti si va, con calma, respirando questi profumi incredibili, fino a Viana, alle porte di Logrono. Mi fermo qui, nell’ultimo paese della Navarra, dove alle sei della sera tutti i bambini giocano in piazza, come facevano i loro nonni. Passeggio per il centro con alcuni ragazzi spagnoli e poi mi chiudo nell’albergue, stretto e affollato ma in una posizione magnifica. Tutti dormono già e io devo salire al terzo piano di un letto a castello. Che mal di gambe!
Chilometri percorsi: 50
20 Giugno Viana - Najera
I pellegrini si alzano presto alla mattina, quando suona la mia sveglia gia' non c'e' quasi piu nessuno. Solo i ciclisti si attardano, come Ignacio (non si chiama cosi ma e' la parola di senso compiuto che più si avvicina al suo nome basco impronunciabile) con il quale ho cenato ieri. Parto da solo, fa freddo. Viana è una città addormentata, molto diversa da quella che ho conosciuto ieri. Tappa obbligata a Logrono, ma tutte le costruzioni templari sono oramai distrutte e sostituite con magnifiche costruzioni cinquecentesche che, pur bellissime, nascondono lo spirito del cammino e i suoi percorsi inziatici dei quali restano solo poche tracce qua e là. Come poche tracce sono rimaste dell'antica ospitalità dei monaci. Almeno fino alla casa di Felisa. La casa di Felisa è un'umilissima costruzione in mezzo alla campagna, al confine con la zona industriale, con una cucinona e una cameretta. Qui c'è un'anziana signora, che da 40 anni da fichi, caffè e bibite ai pellegrini, come fece sua nonna prima di lei. Mi fermo con lei quanto più posso, mentre altri pellegrini passano anche solo per farle una foto e ricevere il suo timbro. Le chiedo se abbia mai fatto il cammino di Santiago, e lei mi da l'unica risposta che mi sarei aspettato "Lo faccio ogni giorno della mia vita attraverso di voi". Mi riempie il cuore e mi riprometto di venirla a trovare ancora: la sua ospitalità è cosi assurdamente fuori dal tempo. In questo angolo di mondo si respira qualcosa che oramai non esiste più. Dopo il lago paludoso di Logrono, in cima ad una salita neppure tanto dura raggiungo Cristobal, un fabbro di Siviglia della mia età che diventa immediatamente il mio nuovo compagno di viaggio. Allora il viaggio si fa leggero, perchè il buon umore contagioso di Cristobal non ti abbandona mai, la sua spontaneità e generosità sono doni rari. Si va avanti, con il vento alle spalle e il sole sopra, si passano villaggi sulle cui pietre sono passati milioni di pellegrini, si visitano chiese in mezzo a campi colorati. Ci fermiamo a pranzare a Ventosa, in un hostal, menu del pellegrino, ci trattiamo bene, paella, bistecca e dolce. Rimaniamo nell’incantevole giardino fino a tardi e poi si scende a Najera, sempre scherzando con i pellegrini che raggiungiamo. Offriamo l'acqua delle nostre capienti borracce a chi incontriamo, non ci sono molte fonti lungo la strada e per chi cammina e' veramente duro. Per noi invece trovare acqua e' relativamente semplice. A Najera ritroviamo per l'ennesima volta in questi giorni due ragazzine di Barcellona, Sonia e Paola, che totalmente allo sbaraglio stanno percorrendo la ruta sagrada in bici, senza attrezzatura adatta, con l'incoscienza tipica della loro età. Oggi le abbiamo viste da una collina che passavano in autostrada, con i camion che suonavano. E’ venerdì sera e l’albergue chiude alle dieci, come al solito, mentre fuori sta cominciando la rumorosa festa di fine anno scolastico. Dentro la camerata si muore di caldo ma queste sono le regole.Domani mi si para davanti una scelta: continuare con Cristobal o deviare verso sud.... non deciderò io, ma, come sempre deciderà il cammino
Chilometri percorsi: 40