Stefano Antonietti


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Rioja

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Parte 2: La mistica Rioja da Najera ad Atapuerca

21 Giugno: Najera – Valvanera – Granon

Lascio a malincuore Cristobal alla cura delle due ragazzine di Barcellona e torno indietro, fuori dal cammino, per cominciare la strada verso antichi monasteri che oramai sono ignorati dai pellegrini. La strada per Valvanera è lunga e silente, a tratti faticosa. Guardo con diffidenza le discese che presto si trasformeranno in salite. Vedo alla mia destra tracce di un vecchio sentiero, forse è il sentiero originale oramai abbandonato perché quasi nessun pellegrino a piedi osa inoltrarsi fin qui. Valvanera è fuori dal mondo ma un bus di turisti in festa rovina la quiete dal luogo. San Millan e' anche peggio, meta di turisti del fine settimana. Il posto e' bellissimo ma chiuso per il pomeriggio. I chilometri sulle gambe sono oramai 70 e ne mancano 20 a Santo Domingo de la Calzada. La strada è tutta su e giù e le gambe girano, eccome se girano, con la fatica sempre fedele compagna. Santo Domingo e' stato fondato 1000 anni fa dal santo omonimo che per anni disboscò, costruì e fondò la città e un ospedale. Di quelle tracce non rimane più niente se non le sue povere ossa in una cappella nella cattedrale (chiusa). Anche qui i turisti la fanno da padrone e scappo nel primo paesino dopo una salitina di pochi chilometri che a me sembrano infiniti. Allo scoccare del centesimo chilometro arrivo a Granon, forse una cinquantina di abitanti. Il rifugio e dentro la chiesa, sopra la chiesa, mi accolgono come se stessero aspettando sole me. Lavo la roba sopra il coro e stendo nel campanile. Mozzafiato, qui c'è forse l'ultima vera traccia dello spirito del cammino. Tutti lavorano per preparare la cena prima e pulire dopo. Le hospitaleras ci trattano come figli, fratelli, tutto e' indimenticabile nella sua semplicità. Ci sono anche le due ragazze di Barcellona, che dopo aver perduto Cristobal si sono fermate per un colpo di sole. Si dorme per terra, dopo la messa comunitaria, tutti assieme. Qui il tempo non e' mai passato.

22 Giugno: Granon - Atapuerca

Stamattina nessuno voleva andare via, soprattutto io. Preparo le mie cose piano piano e aiuto a sistemare le stanze. Come ulteriore regalo Anita, la hospitalera italiana, una donna con un cuore enorme, ci recita alcune poesie. Alle nove mi tocca partire, più di due ore dopo i primi. Parto con la certezza che un posto cosi non esiste in da nessuna parte nel mondo e con la certezza che il mondo stesso potrebbe essere differente. La tradizione di ospitalità che questo piccolissimo paesino offre da centinaia di anni dovrebbe essere un esempio per tutti. Comunque parto e incrocio sempre mille storie. C'e' Misho, una ragazza giapponese trapiantata in Messico che sta cercando la sua strada dopo un matrimonio fallito, c'è Ramona, dalla Romania che ha studiato e insegnato per anni chimica e fisica e non ha trovato nella scienza le risposte che cercava, adesso si dedica all'astrologia, c'e' Roberto un timido ragazzo di Mestre che e' sempre pronto a dare una mano, c'e' Daniela che cammina con i piedi distrutti al lato di suo papà, c'e' Pedro che lavora in un bar lungo il cammino e che sogna di aprirne uno a Venezia. Io passo, mi fermo un po' con tutti. Vorrei conoscerli meglio, vorrei fermarmi con loro, ma la bicicletta mi chiama più avanti. Allora procedo, so che davanti a me non c'e' più nessuno che conosco, tutti i miei amici sono indietro e non li vedrò più. Questo mi fa soffrire, sembra stupido ma è così: vorrei tornare indietro, e rimanere con loro, invece proseguo. Mi si buca la ruota e i freni sono ancora fuori regolazione, quindi sono costretto a fermarmi e riparare i danni. Un gruppo di cicloturisti mi vede all’angolo della strada intento a riparare la ruota ma nessuno si ferma per chiedermi se va tutto bene, questo mi intristisce non tanto perché non sappia cavarmela, quanto perché a loro importa solo andare più veloce degli altri e dire di avere fatto tutto il viaggio in soli 6 giorni. Dopo Villafranca la salita è forte e chiede tempo e fiato. Per fortuna pietose nuvole coprono i sole. In cima incontro altre due ragazze spagnole e le conosco con il trucco del cammello: le loro borracce sono vuote e io ho più di due litri con me. Arrivo al tempio di San Juan de la Ortega e sento una voce che conosco: Cristobal ha rotto la bicicletta e ha una riserva di parolacce nuove di zecca. Mi fermo un po' con lui però, non so, c'è troppa gente ed è ancora presto. Non ho voglia di rimanere li quindi rimonto in sella e mi fermo ad Atapuerca. Il posto e' tranquillissimo e siamo solo in una mezza dozzina. Per la prima volta mi sono pentito di una scelta e vorrei stare con i miei amici, molti chilometri indietro.

Chilometri percorsi: 50


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